Iconostasia | Seconda Occasione Milano, 2017

Fotos and graphic work of the catalogue, by Federico Martelli

Iconostasia | Seconda occasione.

di Alessandra Redaelli

Un mazzo di chiavi. Un semplice mazzo di chiavi nuove, tenute da un anello di metallo, come ne possediamo tutti noi. Sono appese a un chiodo, un po’ di lato sulla sinistra guardando l’opera. Ma poi lo sguardo corre più in basso, dove – come se fosse simbolicamente abbandonata a terra ­– scorgiamo una vetusta chiave arrugginita. E improvvisamente tutta la scena acquista il suo significato. Improvvisamente anche il titolo (Adolescenza) diventa chiaro e si arricchisce di sensi inediti, di suggestioni. Di ricordi.

Schermata 2018-08-20 alle 17.26.18

 

Non è facile definire il lavoro di questa giovane artista greca, ma oramai italiana d’adozione. Non è facile perché non lo si può etichettare. Non è precisamente scultura – se non parzialmente – ma non si può nemmeno esaurirlo con la dicitura di objet trouvé, anche se sono proprio degli oggetti recuperati quelli che compongono le sue opere. Sono immagini dalla profonda suggestione mistica, ma sono anche immagini intensamente “laiche”, applicabili alla vita al di là di ogni credo. Sono – forse, più di tutto – dei collage emotivi, intrisi del passato dell’artista e della sua storia, ma anche del suo essere nel mondo qui e ora, donna frizzante, vitale, inesorabilmente felice di esistere.

Cosa rappresentano, dunque, queste chiavi ordinatamente riposte sotto questo tettuccio di legno un po’ pericolante? Sono un’iconostasi. Sono l’immagine dell’adolescenza. Non solo come luogo della vita nel quale tutto è ancora possibile, nel quale tutte le porte sono ancora potenzialmente apribili e tutte le strade praticabili, ma anche come luogo che presto – prestissimo – apparterrà a un passato e del quale ci resterà (come una chiave arrugginita che non abbiamo mai voluto o potuto usare) uno struggente rimpianto.

E’ una poesia simbolista, questa piccola iconostasi. E insieme alle altre rappresenta il cuore di una mostra dove passato e presente, radici greche e italiane, ricordi, rimpianti, desideri e speranze si fondono in un tutto vibrante.

 

Ecco, allora, accanto a quel mazzo di chiavi, questo lavoro così minimale e pieno di mistero da lasciare per un istante con il fiato sospeso: Questa scala non va giú. Un legno candido, un tetto scuro, e una scala a pioli che scompare nel nulla. La crescita, il migliorarsi, il valore della fatica, ma anche l’aspirazione al cielo, a qualcosa di più di quello che può nutrirci sulla terra, sono tutti lì, in quegli scarni pezzi di legno.

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E ancora ecco l’acqua di: Io quando cresco, voglio diventare Settembre, disse Agosto poche gocce e un rubinetto a raccontare tutta l’importanza – e l’intrinseca semplicità – della materia di cui siamo composti e della quale non possiamo fare a meno. Ecco Vicolo dell’ Assenza 100, con quell’immagine oramai così vintage delle buste da lettera che ci parlano di ricordi, di corrispondenze. Di amori passati.

Ed ecco Memorie di te, costruito con un alfabeto privato e personalissimo dell’artista (un piccolo dipinto che rappresenta un paesaggio, un mucchio di legnetti, una scatola di fiammiferi). Quelle di Evi Tsana sono poesie visive nate dalle lunghe passeggiate sulla spiaggia e dalla raccolta di oggetti che in qualche modo, per qualche motivo tutto suo, le parlano. E che poi lei assembla secondo un criterio, sì, di libere associazioni, ma riuscendo anche a creare dei percorsi mentali condivisi, comuni a tutti noi, profondamente radicati nei nostri ricordi e nel nostro passato.

 

 

Una storia sua, ma anche una storia comune quella da cui nasce questa serie di opere. Una storia, soprattutto, intrinsecamente radicata alla cultura greca da cui l’artista proviene. E’ usanza greca, infatti, quella di costruire delle piccole edicole (le iconostasi, appunto) ai lati delle strade in memoria di persone o di fatti accaduti. Chiunque si trovi a percorrere in auto le strade greche, prima o poi non può fare a meno di accorgersi della ricorrenza di questi piccoli edifici, tutti uno diverso dall’altro ma tutti collegati da uno stesso sentimento. C’è quello più imponente, sorretto magari da una colonna, con il tetto finemente decorato e quattro aperture ai lati. C’è quello più semplice e scarno, dove tutto il messaggio è affidato a una spoglia croce di legno. C’è quello più recente, ogni giorno ornato da fiori nuovi, e quello antico, dignitoso e mai dimenticato. La maggior parte di queste edicole votive è stata realizzata per ricordare una persona mancata durante un incidente: è una memoria triste quella che portano con sé. Ma ci sono anche quelle create per ringraziare.

Ed è proprio questo ciò che fa, una trentina di anni fa, il padre di Evi Tsana. Sta viaggiando tranquillo: pensa al lavoro che ha portato a termine e alla piccola Evi, appena adolescente, che riabbraccerà tra poco. Forse si distrae guardano un fiore a bordo strada, seguendo il volo di un uccello… e quando si accorge di quello strapiombo sembra troppo tardi. Tutto succede in un attimo e cadere in quel burrone sembra inevitabile. Eppure un sasso lungo la carreggiata devia il mezzo, evita l’inevitabile. E l’uomo è salvo. E’ un miracolo.

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Costruire un’iconostasi gli sembra il minimo per ringraziare di quel dono.

Evi non è una praticante, ma la ricerca di Dio diventa un percorso imprescindibile quando la vita è attraversata da momenti come questo. E ogni volta che oggi guarda negli occhi il suo papà, è a quel giorno che pensa.

Nasce da qui questa serie che lei ha voluto chiamare, significativamente, Seconda occasione, dal desiderio di riflettere e di far riflettere su come ogni attimo sia irripetibile e prezioso. Di come a ogni angolo di strada tutto quello che abbiamo possa esserci portato via in un istante. Le iconostasi della sua terra ha cominciato a fotografarle tantissimi anni fa, incantata da queste costruzioni così diverse una dall’altra e tuttavia così intensamente capaci di un unico sentimento. E poi, a un certo punto, ha cominciato a costruirne di sue. Con il cemento dipinto di bianco a ricreare le atmosfere della sua Grecia, oppure con i semplici legni levigati dal mare che raccoglie sulla spiaggia quando vi torna. E poi, dentro ognuna di queste piccole case, di questi piccoli cuori, ha voluto raccontare una storia. A volte è una storia semplicemente mistica, un ringraziamento interiore che appartiene a tutti noi, sostanziata di una piccola icona, qualche volta una croce, un pizzo, dei fiori. Altre volte il racconto si allarga, si fa simbolico di una realtà che ci appartiene, tocca l’intimità, la vita di tutti i giorni, i rapporti sociali, l’amore. E viste tutte insieme, come una piccola città magica, queste iconostasi sono come capitoli di un lungo romanzo, un romanzo mistico e struggente che ci riguarda tutti.

 

Evi Tsana. Iconostasis| A Second Chance.

By Alessandra Redaelli. 

Translated by Alfie Nze

A bunch of keys. A simple set of new keys, held together with a metallic ring, as we all have.
They are hanging on a nail, a little to the left while observing the work. But then you look down, where – as if it were symbolically abandoned to the ground ¬we see an antiquated rusted key. And suddenly the whole scene acquires its meaning. Even the title (Adolescence) becomes suddenly clear and enriched with new meanings. Filled up with memories.

tsana Iconostasia

It’s not easy to define the work of this young Greek, but a de facto Italian artist, from all points of view. It’s not easy because you can’t label her. It’s not precisely sculpture –if not partially- but the definition of objet trouvé is not enough to define her, though recovered objects form the body of her work. They are deeply mystical images, but intensely “profane” at the same time, applicable to life beyond all dogmas. They are – perhaps more than anything else – a sort of emotional collage, full of the artist’s past history, but also of her being in the world, here and now, a sparkling woman, lively, relentlessly happy to be alive.

So, what do these keys carefully arranged under this slightly wooden roof represent?
It’s an iconostasis. Not only as that place in life where all things are still possible, where all doors could be potentially opened and all roads lead to opportunities, but also as a place that could soon (like a rusted key that we never wanted or couldn’t use) turn into a poignant regret.

This small symbolist iconostasis, is a form of poetry. And along with the others, it represents the heart of an exhibition where the past and present, Greek and Italian roots, memories, regrets, hopes and desires merge into a vibrant whole. Here, then, in addition to that set of keys, is this minimal work full of mystery that leaves one breathless for a moment: These stairs don’t go down, a bright wood, a dark roof, and a ladder that disappears into thin air and leads to nowhere.

 

Growth, improvement, the value of hard work, but also the aspiration to heaven, to something more than what the earth can offer, all these are there, in those skeletal pieces of wood. And here is the water of: “When I grow up, I will become September, says August“, a few drops and a tap that narrates the importance – and the inherent simplicity – of our primary element, that which we are composed of and which we cannot do without.

Here then is: “Number 100, Absence lane“, with that, by now, classical image of envelopes that speak of memories, of letters written on paper. That speaks of past loves. And here is “The memory of you“, built with the artist’s private and very personal alphabet (a small painting of a landscape, a pile of sticks, a box of matches).

Those of Evi Tsana are visual poetry born from long walks on the beach and the collection of objects that somehow, for some private reason speaks to her. And then she assembles them by criteria of free association, but is also capable of creating shared mental paths, common to all of us, deeply rooted in our memories and in our past.Memory of you Memorie di te

Her own story, but this series also comes from a common story. It is, more than anything else, a story intrinsically connected to Greek culture, from which the artist comes from. The construction of little shrines (iconostasis) at roadsides in memory of persons or of events is, as a matter of fact, part of a popular Greek culture. Whoever drives through Greek roads can’t help but notice, sooner or later, these small buildings or shrines, each different from the other, but still, linked to one another by the same sentiments. One is imposing, supported by a column, with a finely decorated roof and four openings to the sides.

There is the simple and bare one, where the whole message is entrusted to a nude cross. There is the most recent one, decorated everyday with new flowers and the ancient, dignified and never forgotten one. Most of these shrines were made to remember a loved one that lost their lives in an accident: these are laden with sad memories. But there are also those created for expressing gratitude. And this is exactly what the father of Evi Tsana did, about thirty years ago. He’s travelling quietly: thinking of the work he just finished and of little adolescent Evi that he’s about to embrace. He got distracted and when he notices the precipice it seemed too late. Everything happened in a brief moment and driving headlong into that abyss seemed inevitable, yet a stone alongside the road deviates his vehicle, avoiding the inevitable impact. And the man is safe. It’s a miracle.

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Build an iconostasis, seems the least, to thank for that gift.

Evi is not a practicing believer, but the search for God becomes inevitable when life undergoes moments like this. And she thinks of that moment every time she looks her dad in the eyes.

This series that she aptly names Second chance is inspired by this event, from a desire to reflect and think how each of life’s moment is unique and invaluable.

How everything we have could be suddenly taken away at each street corner. She began to photograph the iconostasis of her land many years ago, enchanted by these buildings so different among them, but yet capable of communicating a unique feeling.

Then, at some point, she began to build her own. With white cement painted to recreate the atmosphere of her personal Greece, or with simple polished driftwood from the sea, which she gathers on the beach whenever she returns home.

And then, within each of these small houses, these little hearts, she decided to tell a story.
It is sometimes a mystical story, an intimate gratitude that belongs to all of us, corroborated by a small icon, sometimes a cross, a lace or some flowers.

Other times the story widens, becoming symbolic of a reality that belongs to us, touching intimacy, everyday life, social relationships and love. And seeing them all together, like a little magical city, this iconostasis are like chapters of a long novel, a mystic and emotional novel that concerns us all.

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